
Al tempo della dominazione romana, un re e la sua sposa furono presi in ostaggio e messi a servizio come schiavi. Un servo fedele e devoto ai sovrani li seguì e li riscattò, dando loro la libertà. Ma il re morì e la vedova, fatta costruire una cassa di quercia, cercò nella solitudine delle alpi biellesi un luogo adatto al riposo del suo signore. Scelse il lago montano e calò la cassa nelle acque. La donna rimase a vegliare l'amato, viveva in una grotta e si nutriva di erbe, frutti selvatici e latte di una capretta. Era bellissima ma la gente la fuggiva perché straniera; veniva considerata una masca. Un giorno, un fanciullo si ammalò gravemente e la donna del lago lo guarì con i filtri di erbe alpine. La gente iniziò ad idolatrare la donna del lago e ricorreva a lei per le cure. In cambio le portavano doni. La donna invecchiò e quando mori la piansero e la calarono in fondo al lago, accanto allo sposo tanto amato. Ancora oggi, nelle magiche notti di luna, c'è chi afferma di vedere un fantasma bianco, dal lunghi capelli che sorvola la superfice del lago. E' la vecchia, ombra amica che ama i mortali, salva i viandanti smarriti e protegge gli innamorati.
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